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    EUS-ERCP CONNECTION: THE “EURCP” CONCEPT

    15-17 Novembre 2018
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  • Aggiornamenti in Ecoendoscopia e Gastroenterologia

    Aggiornamenti in Ecoendoscopia e Gastroenterologia

    14-15 Dicembre 2018
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bracco
Italian Endosonography Club

Italian Endosonography Club

IEC (Italian Endosonography Club) was founded in 2002 with the aim to bring together in one association the still few Italian endoscopists who dedicated themselves to endosonography or were willing to start.

We believe that it is of common interest to connect colleagues dealing with endosonography, in order to exchange views on clinical, technical and administrative issues related to EUS.
Through our association we also wish to promote endosonography among doctors who do not know it yet, so that they can refer their patients with ever more targeted and appropriate indications.

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07
September
2012

Intervista al dott.Claudio De Angelis

Thomas Togliani intervista Claudio De Angelis

Intervista al dott.Claudio De Angelis

Come e quando hai iniziato a fare endoscopia? Perché negli anni '80, in piena era "ERCPistica" hai accettato la sfida dell'EUS?
Ho iniziato a fare endoscopia nel 1982, avevamo ancora dei gastroscopi con la punta metallica; alla fine del 1986 è arrivato da noi a Torino il primo prototipo di IV generazione Olympus, EU-M2, da allora è nata la sfida dell’ecoendoscopia nel nostro Centro.
L’idea di vedere il pancreas e la parete GI al di là della mucosa mi è sembrata subito affascinante fin dall’inizio e la difficoltà elevata nel manovrare i tubi di allora (20% di fallimenti descritti in letteratura nel raggiungimento della seconda porzione duodenale) mi è sembrata una bella sfida da raccogliere, l’idea di fare qualcosa che fosse appannaggio di pochi e non alla portata di tutti.

  1. Sei stato un pioniere dell'ecoendoscopia: è stato più difficile imparare da solo una metodica così complessa e non ancora codificata o convincere in seguito i colleghi della sua utilità?
    Sono state entrambe due sfide difficili, alla lunga vinte entrambe in pieno, la prima molto più rapidamente, la seconda è stata un lavoro di anni. Dal 1986 al 1991 è stato un periodo di tentativi, di capire cosa si vedesse, soprattutto confrontandoci con la TAC di allora e di esplorare le possibilità della metodica in vari settori clinici. Dal 1991 al 1992 ho intrapreso da solo un lungo lavoro di sistematizzazione eco-anatomica della metodica studiando le sezioni anatomiche in relazione al quadro ecoendoscopico, in modo da arrivare sempre a sapere dove eravamo e che cosa esattamente vedessimo (i nostri radiologi di allora solevano dire che noi ecoendoscopisti non sapevamo neppure qual’era la destra e quale la sinistra). Non vi erano CD, DVD né atlanti, non vi erano corsi sistematici. Alla fine la sfida con l’anatomia ed i radiologi è stata vinta. Oggi l’ecoendoscopia ha trovato le sue indicazioni ben codificate e standardizzate ed esse sono per lo più abbastanza riconosciute nei diversi ambiti clinici, anche se molto lavoro in tal senso resta da fare ed è lavoro soprattutto per il Club Italiano di ecoendoscopia e per ciascuno di Noi nei propri centri e nei Corsi, congressi e meeting.
  2. Sei il presidente uscente dell'Italian EUS Club e durante il tuo mandato hai dato vita a molte iniziative: attività formative, il sito web, la costituzione della Commissione Scientifica del Club, premi e borse di studio per i giovani ecoendoscopisti. In questi quattro anni di presidenza hai avuto più soddisfazioni per quanto hai fatto o rimpianti per progetti che non hai potuto realizzare?
    Abbiamo cercato di costruire una Società Scientifica moderna, attiva, con una struttura agile, adatta a lavorare in sintonia con i propri iscritti e pronta a svolgere una gran mole di lavoro. Molto lavoro e stato fatto e molti successi sono stati colti, anche se certamente non tutte le iniziative hanno dato i frutti sperati, ma l’importante è lanciare i semi, se chi verrà dopo continuerà l’opera di coltivare il seminato, i frutti potranno essere raccolti nel prossimo futuro. Rimpianti non ne ho, forse solo per le idee che non sono riuscito ad avere, ma Vi prometto che anche da ex se le idee mi vengono ve le proporrò!
  3. Cosa consiglieresti ad un neolaureato che inizia la Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia e che vuole imparare l'ecoendoscopia?
    Di prepararsi spiritualmente a farsi un “mazzo tanto”. Ovviamente la preparazione in Ecoendoscopia non è ancora prevista nel nostro ordinamento universitario delle Scuole di specializzazione, quindi bisognerebbe avere la possibilità di scegliere una Scuola in una Sede già dotata di un buon servizio di Ecoendoscopia. Prima però è necessario acquisire le basi di una buona preparazione in endoscopia e magari anche alcune nozioni di ecografia, poi riservare l’approfondimento in EUS all’ultimo anno o magari ad un Master di II livello post- specialità.
  4. In questi anni assieme ad Direttivo del Club hai fatto molto per valorizzare l'IEC: incontri sul territorio organizzati dai Gruppi Regionali, corsi in collaborazione con SIED ed EGEUS, istituzione della Commissione Rapporti Internazionali. Cosa ci manca ancora per essere una importante Società Scientifica? Più soci? Più centri che effettuano l'ecoendoscopia? Più ecoendoscopisti nelle Università?
    Io credo che le basi strutturali per essere un’importante Società Scientifica ci siano già tutte e ben fondate. Il resto dipende dall’impegno, dal lavoro e dalle motivazioni dei singoli, che sono coinvolti dal club nelle varie attività istituzionali e scientifiche. Il numero dei Soci è importante per avere un peso “politico”, ma è sicuramente più importante avere degli iscritti motivati e con un forte senso di appartenenza, coinvolti attivamente e non soltanto spettatori passivi di teatrini congressuali gestiti sempre dai soliti “noti”. Abbiamo bisogno di più centri che “facciano” realmente e ad un buon livello tutta l’ecoendoscopia moderna, che non è più una tecnica, ma una variegata e sfaccettata serie di tecniche che richiedono nel singolo paziente la scelta giusta di metodica e di strumento. Gli ecoendoscopisti esperti basta che nei Centri di un certo livello ci siano, universitari od ospedalieri poco conta. Forse quello che finora ci è mancato è stato più sul versante scientifico vero e proprio, vale a dire sulla proposizione e gestione/coordinamento di studi multicentrici o almeno linee guida o “position statement”.
  5. Immagina di dover dare un consiglio al nuovo presidente IEC: suggeriscigli una cosa da fare e una cosa da non fare.
    Al mio amico Presidente dico: “mantieni l’entusiasmo e l’iniziativa già dimostrati in tutti questi ultimi anni di lavoro e collaborazione insieme. Preparati a lavorare ancora di più e sempre di più per gli altri. Sii compassionevole e compassato con i deboli, forte e risoluto con i duri. Una cosa da fare: unificare l’endosonografia europea sotto una sola bandiera: quella dell’EGEUS”. Una cosa da non fare: non arretrare mai se non per una giusta causa (da giovane ero nei marines!!!)

Autore Dott. Thomas Togliani Categoria: Interviste

Informazioni Autore

Dott. Thomas Togliani

Dott. Thomas Togliani

Thomas Togliani, MD
Unità Operativa di Endoscopia Digestiva
Azienda Ospedaliera Carlo Poma
Mantova, Italy

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